Che cos’è un Manrico

MAnrico003Che cos’è un Manrico sarebbe piaciuto a Miguel de Cervantes e Dino Risi. Non perché c’è Roma d’estate e si lotta contro tanti fantasmi urbani, ma perché c’è una umanità e una sincerità rare nella vita come sul grande schermo. Questo documentario firmato da Antonio Morabito (Il venditore di medicine) esce il 7 aprile a Roma al Cinema Adriano, ma continuerà per diverse settimane con serate evento, grazie all’ Istituto Luce che ha voluto riproporlo in una versione nuova e rimontata rispetto a un lavoro di tre anni fa. Che cos’è un Manrico (trailer) non è un film sulla distrofia o la disabilità. È una commedia, un road-movie surreale, con protagonista un trentenne distrofico Manrico (Manrico Zedda) e il suo operatore, Stefano (Stefano Romani). Morabito ha fotografato sette giornate normali della strana coppia, trascorse nel cuore della Capitale in sella ad una carrozzina a motore, a fare slalom tra le macchine, arrampicandosi per i marciapiedi ostruiti, facendo tappa nei bar di Borgo Pio, nei ristoranti cinesi, a piazza San Pietro, fra i suonatori di strada di Campo De’ Fiori, arginando in casa quel torrente in piena che è la nonna, andando a vedere una partita della sua squadra di hockey per la prima volta da spettatore, in mezzo a tanti altri Manrico.

Credo che il tema della disabilità sia solitamente affrontato secondo una serie di cliché – racconta Morabito – superando raramente un’idea superficiale che da sempre accompagna l’immagine del disabile nella mente dei cosiddetti sani. Quest’idea è costruita intorno ad una concezione del disabile come vittima da compatire, eventualmente da aiutare, sicuramente con le migliori intenzioni, ma tenendo ben presente la diversità che rappresenta, quasi fosse costituito da una materia diversa dalla nostra. Ciò è frutto della paura, causata a sua volta dall’ignoranza. E con le paure non si va lontano”.

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