Cinema e vita. Vasi Comunicanti o Dorian Gray?

Poi però succede che ad un certo punto l’opera si stacca da terra, fa un passo indietro verso il mondo e lontano da te, in qualsiasi modo essa sia e a qualsiasi finale sia approdata, e decide di andarsene, di non essere più tua, sia che abbia avuto la forza di aderire totalmente al tuo primo pensiero sia che abbia deciso di essere diversa, per amore o per istinto di sopravvivenza – così, semplicemente, in un giorno qualunque, il frutto del tuo lavoro, in questo caso il film, prende e se ne va, e tu non puoi farci più niente, forse nemmeno capirlo.

Difficile capire spesso cosa scorra attorno. Il mare del tempo ingrossa le proprie onde sotto i colpi di un vento incessante e negli occhi si riversano visioni sparse, sensazioni vivide di un passo che si muove su di un filo sottile senza istruzioni o rete di salvataggio. La prima immagine salvata è stata quella della zattera (vd. post precedente), e mi è parso un modo meraviglioso di scivolare sulla frenesia del mondo. E nel mentre che seguivo questa lenta deriva facendomi trasportare dalla corrente calda dei pensieri e aspettavo di capire quale sarebbe stata la seconda istantanea di questo viaggio, è successo che “Biografia di un amore”, il mio ultimo film documentario, ancora imbrigliato nella maglie della post-produzione e di un’attesa incerta, sia stato selezionato in concorso ad un festival per il quale io e la mia squadra nutrivamo diverse speranze. Meglio togliersi subito dall’imbarazzo: no!, non vi sto dicendo questo per parlare del mio ultimo film documentario (almeno non ora), e no!, non dirò il nome del festival al quale siamo stati selezionati (non posso e non è questo il punto).

Germano-Pacelli-1024x567Il punto è quello che ho provato, un concentrato di gioia, sfinimento e liberazione, al quale ormai ho cercato di fare una disperata abitudine e che mi ha fatto subito pensare alla strana storia del rapporto tra un’opera in dirittura di arrivo e la vita stessa del suo autore, di colui che un giorno ha pensato che di quell’oggetto ancora senza definizione ce ne fosse un dannato bisogno. Ed è qualcosa che difficilmente riesco a spiegare: perchè non è proprio un sentimento immediato quello che coniuga il desiderio di raccontare una storia, di strapparla al proprio vissuto, con i sacrifici necessari perchè quella necessità possa diventare qualcosa di più che uno sbaglio sull’orizzonte del superfluo, e il legame totale, quasi carnale che unisce l’opera finita al suo autore, incapace ormai di riconoscersi nell’immagine di un sé annegato in un tempo ormai lontano. Mi è venuta così in mente l’immagine dei vasi comunicanti: perchè in fondo è un po’ così, i tuoi sguardi, i tuoi pensieri, la tua esperienza, il tuo sentire, tutti mescolati in attesa di scivolare lentamente dalla tua vita dentro qualcosa che sappia esprimerne un’idea unica, in un passaggio diretto ed inevitabile tra la vita e l’arte che ne è il suo abbagliante riflesso: in questo caso, vita e cinema.

Poi però succede che ad un certo punto l’opera si stacca da terra, fa un passo indietro verso il mondo e lontano da te, in qualsiasi modo essa sia e a qualsiasi finale sia approdata, e decide di andarsene, di non essere più tua, sia che abbia avuto la forza di aderire totalmente al tuo primo pensiero sia che abbia deciso di essere diversa, per amore o per istinto di sopravvivenza – così, semplicemente, in un giorno qualunque, il frutto del tuo lavoro, in questo caso il film, prende e se ne va, e tu non puoi farci più niente, forse nemmeno capirlo. E non c’è dubbio alcuno che era quello che volevi, che avevi desiderato iniziando anni prima quel cammino, e ancora meno dubbi ci sono su quella sensazione di liberazione mista orgoglio che provi pensando al fatto che fino a poco prima quella cosa lì, quella cosa fragile che sta camminando ormai da sola lontano da te, non esisteva, e sei stato tu a renderla possibile, dono per vite altrui. Qualcosa però nel crescendo confuso delle sensazioni non quadra. La tua bocca non sorride. Vorrebbe, ma non riesce. Le tue mani non sono ferme, ma tremano. Il tuo respiro non è mosso dall’eccitazione, ma dal vuoto, forse dalla paura. Quella cosa fragile, ormai uno sbuffo alla fine del cielo, sembra ormai lontana, e non c’è niente che possa trattenerti dal pensare che alla fine di tutto quel lavoro di anni, di gioie, dolori, rinunce, sorrisi, delusioni, a te non rimanga niente, che quanto fatto sia ormai solo e soltanto dello spettatore e che quella cosa fragile ormai svanita sull’orizzonte non si sta portando via solo anni di lavoro ma anche un pezzo di te, reale, che mai più tornerà indietro. E per un momento, se pur sottile, ho al contempo provato amore per quel pezzo di vita che si liberava di me e odio per la ferita che non mi avrebbe più abbandonato.

Doriangray_1945Così mi sono rivisto il principio dei vasi comunicanti. E mi sono guardato, dentro intendo, e ho guardato il mio film, davvero però, dritto negli occhi. E qualcosa non tornava, perchè di me vedevo il fondo scoperto ed umido di un contenitore vuoto, mentre il film traboccava di qualcosa che fino a poco prima era mio ed ora invece era altrove, fuori da me. E mi sono venuti alla mente Oscar Wilde e il suo Dorian Gray, non tanto per quel fatto dell’eterna giovinezza, ma più per quel maledetto rapporto con il ritratto che invecchia al suo posto e la tragica fine nella quale l’eterno giovane Dorian affonda il coltello dentro la tela sperando di liberarsi dai rimorsi e dai sensi di colpa. Solo che in questo caso, come in un paradossale gioco di specchi, ero io a sentirmi il ritratto, con tutte le cicatrici della vita addosso, con i segni indelebili sull’anima, con il tempo che scorre e lascia irrisolti e pieni di domande senza risposta, ed il mio film sembrava la cosa reale, e stava là fuori, ad osservare beffardo la mia stanchezza, sicuro della sua nuova e fresca energia. E non c’era comunque dubbio che fosse giusto così. Perchè l’arte, e quindi il cinema, se espressi con amore e sincerità, non possono che essere tutto e quindi toglierti tutto. Perchè ”il film di cui ci illudevamo d’essere solo spettatori è la storia della nostra vita” (I. Calvino), e a questo non posso fuggire. Perchè la vita è un flusso e non puo’ essere arginata, ma puo’ solo scorrere.

Così ho finito per ricordarmi i motivi per cui faccio questo mestiere, capendo perfettamente perchè un regista riveda con fatica i propri film, e spesso li nasconda. E ho finito per accettare la rabbia e la solitudine che il limbo compresso tra vita ed arte comporta, lasciando questo vuoto lambire i bordi più estremi dell’anima mentre il film scompariva all’orizzonte; e ho sorriso.

Non resta ora che attendere il giorno in cui lo squarcio di una pugnalata tesa mi coglierà improvviso: perchè sarà quello il momento dove tutta la vita tornerà di nuovo, come un’onda anomala, a scorrermi nelle vene. Vedrò di farmi trovare pronto. Alla prossima.

 

About Samuele Rossi

Appassionato da sempre al mondo della parola e dell’immagine, nel 2007 si laurea con onore in Discipline delle Arti e dello Spettacolo all’Università di Pisa e si diploma nel 2009 in Regia Cinematografca e Televisiva alla European Rosebud Film School a Roma. Nel 2014 conclude un programma di Sceneggiatura alla New York Film Academy ed è laureando in Filologia moderna alla Facoltà di Lettere, La Sapienza di Roma. Dopo aver lavorato come Assistente alla Regia, esordisce alla regia di lungometraggio nel 2011 con LA STRADA VERSO CASA, selezionato al Festval Internazionale del Cinema di Roma 2011 e alla Mostra internazionale del Cinema di San Paolo dello stesso anno. L'anno successivo fonda la società di Produzione Cinematografca Echivisivi con l’obietvo di creare un diverso modello produtvo. Nel 2014 esce il suo primo flm documentario LA MEMORIA DEGLI ULTIMI. Presentato in Anteprima al BIFEST 2014, ottiene un otmo riscontro di critca e di pubblico e viene distribuito con grande seguito in tuta Italia. Nel 2016 realizza il flm documentario evento INDRO. L'UOMO CHE SCRIVEVA SULL'ACQUA, prodoto sempre da Echivisivi in co-produzione con Alkermes e in collaborazione con Sky Arte. Atualmente è in produzione il suo nuovo flm documentario BIOGRAFIA DI UN AMORE (Prod. Echivisivi) e il suo nuovo flm di finzione GLASSBOY (Prod. Solaria Film, Echivisivi, WildArt Film). facebook: https://www.facebook.com/echivisivi twitter: https://twitter.com/SamueleRossiEV
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