Cinema, furiosamente Cinema

Accade quindi che un film diventa un mondo aperto alla conquista di altri cuori, di altri corpi pronti a risuonare di elettricità sconosciute, di energie irrisolte, delle mistiche polveri dell’esistenza, di oscure discese fin dentro i cupi fiumi dell’esistenza o i dorati versanti di terre ancora da scoprire.

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Di fatto, ad un certo punto, un’opera viene sottratta all’autore, poichè ad un pubblico è sempre destinata, ad “un luogo dove la molteplicità si riunisce, e quel luogo non è l’autore […] bensì il lettore” (sono parole di Barthes), aggiungiamo noi, pensando al cinema, lo spettatore. E’ proprio così. Quando un’opera esaurisce il suo corso e dalle mani dell’autore scivola nel mondo, diventa parte di esso, non c’è ritorno sulla strada ormai tracciata. L’opera cammina con le sue gambe, fragili o forti che siano. All’autore, sempre ad averne ancora le energie, non resta che seguirne il cammino, accompagnandolo come un affidabile compagno di viaggio, nulla di più, consapevole che non c’è più spazio per aggiungere altro, tempo o modo di correggerne la forma. Provo infatti sempre un senso di vago smarrimento, di balbettante stupore, quando un regista introduce con un profluvio di parole il proprio film, mi viene sempre da chiedermi, “perchè devi spiegarmi qualcosa che sto per vedere?”, mi rimane sempre la sensazione che si voglia recuperare a qualche errore commesso, aggiungere, integrare, come quando a scuola scadeva l’ora del compito in classe e ti affrettavi ad aggiungere gli ultimi stentati tentativi per rendere decorosa la tua prova. Eppure sapevi bene che a nulla sarebbe servito. Infatti non funzionava. Accettare che il proprio compito sia terminato. Elaborare il distacco, forse anche la certezza dei propri limiti. Questo è quanto rimane da fare. Quella cosa che cammina al tuo fianco ormai si è fissata entro una geometria precisa, intoccabile – per te che ne sei l’autore chiusa, aperta e molteplice invece per il pubblico – capace sicuramente di dire milioni di cose o forse nessuna, ma non necessariamente tutte quelle che avevi in mente, tutti i motivi per cui avevi deciso di spenderti in quell’enorme fatica della creazione, anzi probabilmente, ed è un mistero come possa accadere, ne dirà altre. Accade quindi che un film diventa un mondo aperto alla conquista di altri cuori, di altri corpi pronti a risuonare di elettricità sconosciute, di energie irrisolte, delle mistiche polveri dell’esistenza, di oscure discese fin dentro i cupi fiumi dell’esistenza o i dorati versanti di terre ancora da scoprire. Rimane questo quindi all’autore – non poi così poco tutto sommato – l’insolita e timorosa sensazione di aver steso nel mondo una geografia nuova, o almeno un suo parziale tentativo, di aver allargato, forse, la percezione della realtà che viviamo, oppure decifrato un diverso modo di percorrerla, di interpretarla, o sentirla.

go22Guardarsi / nello specchio degli altri / dimenticar e sapere / presto e lentamente / il mondo” diceva Godard pensando al cinema, o passando alla letteratura ecco le parole di Calvino, “attitudine oggi necessaria per affrontare la complessità del reale”, quindi una necessaria sfida al labirinto della società contemporanea, un modo per estrapolare dal “garbuglio del reale”, di gaddiana memoria, “l’inestricabile complessità”. Possibile? Probabilmente no. Forse solo in parte. Ma non sembra questo il punto. Poichè tutto sembra concentrarsi nella lotta contro il mistero del mondo (F. Pessoa), contro l’insensatezza di cui sembrano bagnate le cose che viviamo e che sembra percorrere le crepe lunghe di ogni nostro ciclico male. Lì, in quell’atto di ribellione, di resistenza, che è la creazione, improvvisamente sembra dispiegarsi tutto il contro-senso del mondo, il motivo ultimo di questo starsene qua, ancora vivi, ostinatamente vivi, rivelandoci tutto il proprio specifico significato, la propria emblematica valenza.

Ora. Non so se è proprio per questo che ho scelto di fare quello che faccio. Di sicuro non potevo saperlo a 15-16 anni quando ho iniziato a pensare al cinema, o ancor prima a 12-13 quando ho iniziato a scrivere altro che non fossero solamente i compiti scolastici. E non so nemmeno se sia sufficiente per continuare a farlo, ogni giorno, con la stessa voglia, sentendo ogni minuto che passa un insopprimibile desiderio di capire questa vita da cui siamo attraversati, questo mondo che ci gira attorno allargando sempre più le maglie della propria inafferrabilità, e per questo quindi dannatamente lì, concretamente reale, a dirci che nulla sarà mai leggibile e interpretabile. E allora mi viene ancora più voglia di esistere, di affermare di “esser qui” (era la risposta di Whitman) di essere quello che sono, o che potrò ancora essere, di piantare bene i piedi a terra e fronteggiare l’abisso che si nasconde dietro la realtà, di lanciarmi nelle sue viscere alla image001ricerca di un appiglio, di un filo da seguire, un po’ come Teseo nel labirinto, senza nessuna paura di questo mostruoso Minotauro che è l’impossibilità stessa del mondo. Per questo ora che un altro film è finito, che un altro progetto si è fatto cosa viva ed un pezzo di me è andato perdendosi nel mondo, proprio per questo, nel vuoto palpitante che è ora l’attesa di una nuova storia da condividere, nel mezzo di ricerche e studi in cui sto perdendo la percezione dei confini stessi di quello che giornalmente viviamo, in questo necessario silenzio che è smarrimento, ricerca, attenzione, anticamera di qualcosa di buono, voglia di chinarsi sulla superficie del mondo per cercare la goccia d’acqua da raccogliere e raccontare, non c’è nessuna voglia di arretrare, bensì soltanto un’irrefrenabile necessità di studiare, di cercare un modo per sopravvivere dentro queste crepe della modernità, di trovare un senso che sia più credibile di quello di ieri, per dire meglio qualcosa che sebbene già detto non sia ancora del tutto esaurito, definitivo (sempre che possa mai essere tale), solo un modo del resto per rendere qualcosa di inspiegabile un poco meno inspiegabile. Mi torna alla memoria il Sarto dei Promessi Sposi, “un uomo semplice”, umile nella sua povera appartenenza, aggrappato ad una modesta, ma dignitosa, volontà di esser qualcosa, di elevarsi ad una condizione di superiore conoscenza, sebbene con i soli pochi mezzi di una circoscritta cultura (i pochi libri posseduti). Eppure ecco la pura e timida vanità della conoscenza, l’intima esigenza di superare anche di un 1333788410poco i limiti imposti dalla propria condizione – e lascia stare poi che non troverà parole adatte quando sarà il momento (non troverà che uno stentato “Si figuri” per rispondere al Cardinale Borromeo nel momento tanto atteso). Proprio questo fuoco, se pur pallido, puo’ rappresentare un modo di farsi largo nell’ombra. I pochi libri nel caso del Sarto. I film che saremo in grado di vedere. L’arte in definitiva, con i suoi infiniti scorci sulla vita. Finestre sul mondo. Frammenti. Grani di un infinito rosario. A noi il compito di ricomporre quel poco che sapremo raccogliere. Perchè qua sembra raggrumarsi il senso ultimo dell’arte, di questo voler creare, di questa intensa volontà di costruire uno specchio in cui guardarsi meglio, di questo nostro scrivere, o fare cinema che sia (a volte arrivo a confonderli). Alimentare un viaggio, raccogliere i pezzi scomposti e dispersi di un senso perduto, ritrovare un modo per tracciare un disegno unitario, allargare di un poco quello che possiamo sapere del mondo, come della vita. mnd+calvino+risguardi 1 livelloChe siano i pochi libri del Sarto o gli infiniti scaffali di Umberto Eco. Ogni libro in più, ogni film in più, ogni sguardo in più che avremo il coraggio, oggi come oggi spericolato, di affidare al mondo, sarà un altro pezzo di strada sottratto al non-sense dell’esistenza.

Così, nonostante la paura, nonostante la gigantesca onda del mondo che mi sovrasta, con i suoi milioni di libri ancora non letti, con i suoi migliaia di film ancora non visti, con la sua realtà ancora non vissuta, con tutto il sapere ancora sfuocato, lontano, da guadagnare giorno dopo giorno, con tutta la voglia di trovare una storia che sia quella giusta, che valga davvero il dispendio di un pezzo di me, con tutti questi giorni in cui mi scopro immensamente piccolo di fronte a quello che ancora non sono e non so, qua rimango, ad occhi aperti e braccia spalancate verso questo infinito meraviglioso sommerso. Perchè questo non possiamo che fare, richiamando i versi di Alexandre O’Neill, di fronte alla sterile prospettiva di una vita arida, “della notte senza uscite”, “di un cuore che a stento sapesse”, “del muscolare fine settimana”, di una vita che in fondo sembra solo “un gemito osceno”, o “amore fatto e disfatto / come un letto”, questo solo possiamo fare, non arrendersi e creare, in qualsiasi modo possibile, per poter dire, si, “mi sono difeso e adesso scrivo / furiosamente, ora scrivo”. Quindi Si!, facciamo cinema, furiosamente cinema.

meliesluna

About Samuele Rossi

Appassionato da sempre al mondo della parola e dell’immagine, nel 2007 si laurea con onore in Discipline delle Arti e dello Spettacolo all’Università di Pisa e si diploma nel 2009 in Regia Cinematografca e Televisiva alla European Rosebud Film School a Roma. Nel 2014 conclude un programma di Sceneggiatura alla New York Film Academy ed è laureando in Filologia moderna alla Facoltà di Lettere, La Sapienza di Roma. Dopo aver lavorato come Assistente alla Regia, esordisce alla regia di lungometraggio nel 2011 con LA STRADA VERSO CASA, selezionato al Festval Internazionale del Cinema di Roma 2011 e alla Mostra internazionale del Cinema di San Paolo dello stesso anno. L'anno successivo fonda la società di Produzione Cinematografca Echivisivi con l’obietvo di creare un diverso modello produtvo. Nel 2014 esce il suo primo flm documentario LA MEMORIA DEGLI ULTIMI. Presentato in Anteprima al BIFEST 2014, ottiene un otmo riscontro di critca e di pubblico e viene distribuito con grande seguito in tuta Italia. Nel 2016 realizza il flm documentario evento INDRO. L'UOMO CHE SCRIVEVA SULL'ACQUA, prodoto sempre da Echivisivi in co-produzione con Alkermes e in collaborazione con Sky Arte. Atualmente è in produzione il suo nuovo flm documentario BIOGRAFIA DI UN AMORE (Prod. Echivisivi) e il suo nuovo flm di finzione GLASSBOY (Prod. Solaria Film, Echivisivi, WildArt Film). facebook: https://www.facebook.com/echivisivi twitter: https://twitter.com/SamueleRossiEV
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