Cinema in trincea

E’ una fase strana quella della chiusura di un film. Alcuni la definirebbero delirio, altri ebbrezza. Io non so dire. E’ un po’ entrambe le cose credo. Forse assomiglia ad un giro di giostra, solitamente affogato in piccole e cupe salette ed in valanghe di telefonate che avvicinano sempre più verso l’irrimediabile arresa.

trincea-2Chiudere un film oltre che essere un doloroso passaggio emotivo, è anche una complessa e faticosa operazione tecnica, soprattutto se è condotta nell’incerto limbo del cinema indipendente, dove i confini sono indicati da fragilissimi equilibri sostanzialmente composti da compromessi, vicoli ciechi, imprevisti dell’ultimo minuto, favori, trattative al ribasso. E’ una giungla che un regista affronta come puo’, solitamente a capo chino e stremato visto che vi arriva dopo diversi anni di lavoro, più o meno condotti allo stesso modo. Alla fine anche il regista issa bandiera bianca ed alza le mani di fronte al fatto che le carte sono ormai tutte sul tavolo e non ne rimane più nessuna fra le mani. E’ una sensazione strana, difficile da descrivere, perchè non sa di sconfitta, ma di impotenza, e quindi inevitabile accettazione: è un semplice gradino, un altro obbligato gradino di quella scala di cui non è dato sapere la fine, poichè sono soltanto, e per fortuna, i passi che facciamo in questo presente a determinarne l’altezza. Dove arriverà questo camminare nessuno puo’ saperlo.

Ed è da questa singolare posizione che vi scrivo, tenendo in mano l’infinito rosario di operazioni che concorrono alla chiusura del mio ultimo film doc “Biografia di un amore” (che sarà in anteprima a Visioni Italiane Doc 2017). E’ una fase strana quella della chiusura di un film. Alcuni la definirebbero delirio, altri ebbrezza. Io non so dire. E’ un po’ entrambe le cose credo. Forse assomiglia ad un giro di giostra, solitamente affogato in piccole e cupe salette ed in valanghe di telefonate che avvicinano sempre più verso l’irrimediabile arresa. Perchè la fine di un film è la replica di uno slalom tra i “non si puo’ fare” e i “non funziona”, tra export che si interrompono a pochi secondi dal traguardo (accompagnati dai sagrati dei montatori) e file che non arrivano perdendosi in mondi paralleli ed appositamente creati dal Dio del cinema industriale perchè i figli del dio minore cinema indipendente possano ulteriormente impazzire. Alla fine quel che rimane tra le mani è il corpo stremato del film, il quale, un po’ per fortuna un po’ per spirito di sopravvivenza, è riuscito nell’ardua impresa di arrivare vivo, anche se un poco ammaccato, fino alla fine.

Screenshot 2017-02-21 11.16.04E’ il cinema indipendente, il cinema che combatte ai margini delle cronache imperiali, del cinema che fagocita la maggior parte dei finanziamenti possibili e chiude le porte di accesso ad una democratica distribuzione basata sul merito, sulla qualità di ogni singolo progetto realizzato. Da una parte la pigra e sorniona vita di operazioni filmiche che rinnovano irrimediabilmente se stesse, alla ricerca di un sicuro incasso al botteghino e di un rassicurante movimento che possa mantenere vivo un proficuo gioco delle parti tra pubblico e formule riconoscibili. Dall’altra il rumore di dure battaglie, la furibonda lotta per la sopravvivenza, per l’emersione di una terra fertile in grado di sputare lontano il seme fecondo di un’idea brillante e forse di un film che saprà smuovere le acque.
Così mi guardo attorno, eccitato per l’incertezza di un sogno che si dischiude sempre più sul filo sottile di questi giorni che scorrono, il sogno di raccontare storie, di fare cinema, possibilmente un buon cinema. E guardo questo singolare caotico ed ingannevole mondo che è quello della cinematografia industriale, del quale, chissà, forse un giorno, se pur a mio modo, farò parte; questo circo in movimento dove è spesso facile, soprattutto ai nostri giorni, confondere successo con notorietà, qualità con commerciabilità, talento con sufficienza, e osservo la girandola di finti sorrisi che si aprono di fronte ad un cinema che si spaccia per buono quando ne è invece solo il suo opaco riflesso, che pone ai margini buone idee, ma difficili, in favore di operazioni più immediate, ma inevitabilmente scadenti. Mi chiedo così dove ancora viva il cuore di un cinema puro, fatto di pochi compromessi e fragorosi scontri, di idee luminose e sogni rincorsi, di studio costante ed incosciente diversità. Mi chiedo come possa essere alimentato e sostenuto, e chi debba farlo. Ma soprattutto come riconoscerlo, perchè è in un attento ma necessario atteggiamento di cura verso le pieghe più nascoste dello spazio che ci circonda che è possibile, forse necessario, individuare un nuovo afflato di creatività, un nuovo bozzolo pronto a sciogliersi in crisalide.

Screenshot 2017-02-21 11.18.13Nel mentre osservo il mondo del cinema indipendente che mi gira attorno, colgo l’amore nutrito e costantemente alimentato per questa dannata e meravigliosa settima arte, che diventa ricatto, vincolo, e che spinge ognuno di noi a notti insonne e tripli lavori pur di portare a casa un frammento di sogno. Così, al di là del solito nebuloso labirinto che divide il cinema industriale dal cinema indipendente, ammetto una straordinaria serenità. Perchè dalla posizione singolare di un cinema difficile, che combatte quotidianamente per la sopravvivenza, per esprimere qualcosa di nuovo nonostante difficoltà, torti, ostacoli, miserie umane, io, come molti miei colleghi, non possiamo proprio essere sicuri che le creature stremate che arrivano alla fine di questi deliranti percorsi siano davvero qualcosa di buono, ma qualcosa sembra dirci che possiamo guardarci allo specchio e trovare l’immagine trasparente di un tentativo pulito, onesto, vero verso noi stessi come verso il mondo, non contaminato, non piegato da sistemi di potere o facili servilismi. Certi che quel poco o tanto che riusciremo a fare (se buono non sta certo a noi dirlo) scorra proprio su questi binari. Perchè se un grazie dovremo dire, oltre che a noi stessi, sarà ai nostri fedeli collaboratori, a tutti coloro che permettono ad un film di essere cosa reale, ai produttori indipendenti, mai arrendevoli, sempre in prima linea contro i colossi del mercato e capaci di accogliere una nuova idea, e non formule ripetute ed ormai logore o miseri escamotage produttivi che potranno anche permettere di fare un film, ma non renderanno mai quell’atto libero e puro. Così se questa settimana devo salvare un’immagine da portarmi negli occhi scelgo quella di una trincea: un solco nella terra sicuro e profondo che sa di salvezza, ma soprattutto di un modo di non arrendersi, di rimanere piantati con i piedi a terra, sporchi di fango sicuramente, ma con gli occhi al cielo sempre “in direzione ostinata e contraria“, ricordandosi sempre che sono le proprie azioni a determinare quello che si è e la battaglia che si è deciso di combattere. Perchè non importa se in fondo ai gradini di questa scala potremo ancora fallire. “Riproveremo. E falliremo ancora. E falliremo meglio.” (S. Becket) E saremo noi. Ed il nostro povero e dignitosissimo modo di fare cinema.

About Samuele Rossi

Appassionato da sempre al mondo della parola e dell’immagine, nel 2007 si laurea con onore in Discipline delle Arti e dello Spettacolo all’Università di Pisa e si diploma nel 2009 in Regia Cinematografca e Televisiva alla European Rosebud Film School a Roma. Nel 2014 conclude un programma di Sceneggiatura alla New York Film Academy ed è laureando in Filologia moderna alla Facoltà di Lettere, La Sapienza di Roma. Dopo aver lavorato come Assistente alla Regia, esordisce alla regia di lungometraggio nel 2011 con LA STRADA VERSO CASA, selezionato al Festval Internazionale del Cinema di Roma 2011 e alla Mostra internazionale del Cinema di San Paolo dello stesso anno. L'anno successivo fonda la società di Produzione Cinematografca Echivisivi con l’obietvo di creare un diverso modello produtvo. Nel 2014 esce il suo primo flm documentario LA MEMORIA DEGLI ULTIMI. Presentato in Anteprima al BIFEST 2014, ottiene un otmo riscontro di critca e di pubblico e viene distribuito con grande seguito in tuta Italia. Nel 2016 realizza il flm documentario evento INDRO. L'UOMO CHE SCRIVEVA SULL'ACQUA, prodoto sempre da Echivisivi in co-produzione con Alkermes e in collaborazione con Sky Arte. Atualmente è in produzione il suo nuovo flm documentario BIOGRAFIA DI UN AMORE (Prod. Echivisivi) e il suo nuovo flm di finzione GLASSBOY (Prod. Solaria Film, Echivisivi, WildArt Film). facebook: https://www.facebook.com/echivisivi twitter: https://twitter.com/SamueleRossiEV
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