Donne!… è arrivato l’arrotino!!!

Anticipando l’anatema di Stephen Hawking sulla prossima catastrofe tecnologica. Immaginazione o allucinazione? La prima è localizzata nello spazio, nel nostro teatro o cinema privato. La seconda esonda per le strade, nei corridoi, sulle scale, tra i tavoli di un caffè; non ci consente di riconoscere i nostri pensieri e le nostre immagini. E sulla strada quell’arrotino potrebbe essere semplicemente un’allucinazione uditiva, ormai…

ricomincio_still_21Lui: “Secondo me voi donne siete più…”; lei, alterata: “Ecco, lo sapevo, noi donne siamo più, che cosa?”; lui: “Calma, allor si dicev “voi donne siete meno”, che faciv, me mangiav’?” E’ la festa o la giornata della donna l’8 marzo? Cosa cambia? Alcune, e anche alcuni, ci tengono a differenziarle. Ma perché? Comunque la mimosa è stato il fiore dei partigiani che si regalava alle “staffette”, su in montagna, prima delle battaglie. Perché bisognerebbe essere orgogliosi di essere donna, come perché bisognerebbe essere orgogliosi di essere uomini? Cosa c’entra l’orgoglio? Più o meno, la moglie è argomento da uxoricidio, l’amante di lungo corso la si manda a chiamare, ma spesso si lascia sostare nell’anticamera e poi si rimanda nelle sue stanze, sempre con ricchi doni. Ma con nessuna donna ci si divide i crucchi del potere.

arrotinoDonne, è arrivato l’arrotino, arrota coltelli da cucina, coltelli da marito…”. Sarebbe bello quindi che le quote di genere (impropriamente chiamate “rosa”), servissero concretamente “per far saltare un chiavistello”: tuttavia, la legge non ha il compito di incidere su pregiudizi di tipo culturale, psicologico o di altra natura, mediante interventi di “ingegneria sociale”. Lo strumento delle quote sembra piuttosto sancire, da un lato, la rassegnata resa al fatto che in Italia i citati criteri di merito e competenza non possano spontaneamente essere adottati nella scelta delle persone migliori, al di là del sesso di appartenenza; dall’altro, l’invadenza del legislatore nazionale che pretende di operare cambiamenti sociali mediante automatismi percentuali predefiniti, scoraggiando la valutazione comparativa di ogni diversità – non solo di quella di genere – svolta in base alle caratteristiche individuali e alle specificità dei singoli contesti.

Oliver Sacks in 2009 at Columbia UniversitySiamo alle solite: la donna nel mondo non è istruita quanto l’uomo, è violentata, denigrata, osteggiata, ed anche se le percentuali migliorano sensibilmente, dopo la consueta giornata internazionale, ritorna l’arrotino… è un oggetto, come per l’uomo che scambiò sua moglie per un cappello. Sì, proprio così, parafrasando Oliver Sacks, il grande neurologo e divulgatore scientifico di origini londinesi ma trapiantato a New York, scomparso nell’agosto del 2015. E così, l’uomo convinto che la visita neurologica fosse finita, si guardò intorno alla ricerca del cappello. Allungò la mano e afferrò la testa di sua moglie, cercò di sollevarla, di calzarla in capo. Aveva scambiato la moglie per un cappello! La donna reagì come se fosse abituata a cose del genere. Prosopagnosia, ovvero l’incapacità di dare significato visivo alle cose. Per strada, come il buon Magoo, gli capitava di dare affettuosi colpetti agli idranti e ai parchimetri scambiandoli per teste di bambini, rivolgeva gentilmente la parola ai pomelli dei mobili e si stupiva di non ricevere risposta.

Mipiacelavorare-Mobbing1A tal proposito, c’è un film italiano di 13 anni fa, assolutamente da recuperare, Mi piace lavorare – Mobbing, di Francesca Comencini, in cui Anna, interpretata da Nicoletta Braschi, è una giovane donna, separata e madre di una bimba. Lavora come contabile in un’azienda ma a seguito di una fusione societaria viene dimessa dal suo ruolo per costringerla a mollare: da questo momento in poi per lei ci saranno soltanto incarichi impossibile e mansioni dequalificanti, da questo momento in poi Anna sarà scambiata per la macchina fotocopiatrice. Ma non è un film “femminista”, anzi scavalca le divisioni di genere e rende universale la prosopagnosia. Come Io e Caterina, di Io_e_caterinaAlberto Sordi, film del 1980 andato in onda qualche giorno fa in televisione, una delle poche incursioni nel genere robotico (la terza o quarta via…) della cinematografia nostrana. Le donne della vita di Enrico possono essere soppiantate dal “perfetto” automa Caterina, che però alla fine si rivelerà innamorata ed esigente come loro, attraverso capricci e gelosie.

Anticipando l’anatema di Stephen Hawking sulla prossima catastrofe tecnologica. Immaginazione o allucinazione? La prima è localizzata nello spazio, nel nostro teatro o cinema privato. La seconda esonda per le strade, nei corridoi, sulle scale, tra i tavoli di un caffè; non ci consente di riconoscere i nostri pensieri e le nostre immagini. E sulla strada quell’arrotino potrebbe essere semplicemente un’allucinazione uditiva, ormai…

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