Il cinema del lavoro a Fondi, aspettando il Museo del Neorealismo

virginiopalazzoconettorescolaParlare oggi, con il linguaggio del cinema, del mondo del lavoro è impresa difficile. Se poi lo si fa guardando alla lezione dei registi del passato diventa un’utopia. C’è però chi crede sia possibile costruire ‘ponti’ e trasmettere di nuovo quella passione della realtà e per la realtà che ha nutrito il cinema italiano del Neorealismo. A Fondi, in provincia di Latina, l’Associazione Giuseppe De Santis da sedici anni organizza il Fondi Film Festival. Proprio quest’anno poteva essere decisivo per dare il via all’atteso Museo del Neorealismo. Uno spazio fisico, ma soprattutto morale ed etico, che la città da anni aspetta e per cui si è battuta l’associazione oggi presieduta da Gianni Amelio. Ho rivolto alcune domande all’avvocato Virginio Palazzo (nella foto con Ettore Scola) consigliere delegato dell’associazione, partendo proprio dal ‘caso museo’ per cui si era speso anche Ettore Scola, grande amico del festival e presidente dell’associazione.

Il Museo del cinema del Neorealismo a Fondi, annunciato e poi stoppato. Si farà?
Noi continueremo ad insistere. Già al termine del Fondi Film Festival il presidente onorario Giuliano Montaldo, il presidente Gianni Amelio, il direttore Mario Martone invieranno una lettera al presidente della Regione Lazio Nicola Zingaretti per un incontro chiarificatore che sciolga ogni dubbio sulla volontà della Regione Lazio di istituire il Museo a Fondi, come è stato scritto nell’art. 13 del collegato alla finanziaria, poi stranamente e immotivatamente stralciato dal testo definitivo. Vedremo allora se la proposta corrispondeva ad una volontà reale o se si è trattato di una finzione che nascondeva una volontà negativa.

Il Fondi Film Festival dedica una sezione a ‘Immagini dal lavoro’, in un paese dove ancora ci sono troppe ‘morti bianche’ è quasi un dovere morale parlare di lavoro?

‘Immagini dal lavoro’ è la sezione principale, poiché è il tema più importante che Giuseppe De Santis ha trattato nella sua breve, ma significativa filmografia (ricordo che Tullio Kezich titolò l’articolo sul ‘Corriere della sera’, “Solo undici film, ma da storia del cinema”, alla morte del regista). Dal lavoro che viene difeso (Riso amaro), a quello atteso (Roma ore 11), a quello inventato (La strada lunga un anno): in questi tre capolavori, viene rappresentata la centralità e l’urgenza di una condizione di vita dignitosa, che solo il lavoro e l’operosità possono dare”.

Oggi perché è ancora attuale la ‘lezione’ del cinema e del pensiero di Giuseppegiuseppe-de-santis De Santis (nella foto a sinistra) e come si può ‘usarla’ per far crescere le nuove generazioni?
Accanto al tema del lavoro, oggi tanto prepotentemente centrale nel racconto cinematografico, quelli della guerra (Italiani brava gente), della ribellione ai soprusi (Non c’è pace tra gli ulivi), della speculazione edilizia, con l’arrivismo che calpesta ogni valore (Un apprezzato professionista di sicuro avvenire), vengono trattati da De Santis anche non largo anticipo rispetto al futuro. Da qui l’attualità che deriva dalla visione profetica.

Il ‘Dolly d’oro’ premia un regista italiano alla prima opera. Negli anni è andato a Marco Bechis, Paolo Sorrentino, Andrea Porporati, Kim Rossi Stuart. Quest’anno Gabriele Mainetti per ‘Jeeg Robot‘. Perché questa scelta?
Il premio viene assegnato sulla scorta delle indicazioni di tutti i componenti del comitato scientifico, che scelgono tra una rosa di film firmati da giovani registi italiani di età non superiore a quaranta anni, all’esordio o ala seconda opera. E’ una scelta libera, che deriva da gusto dei singoli giurati.

L’anno prossimo saranno 100 anni dalla nascita di De Santis, il Museo potrebbe il essere giusto riconoscimento?
Prima Carlo Lizzani, poi Ettore Scola, si sono spesi personalmente per il progetto del Museo, avendo come obiettivo l’anno 2017, che coincide con il centenario della nascita di De Santis e vedrà tutta una serie di manifestazioni, in Italia e all’estero, per ricordare il maestro del Neorealismo, che vedranno coinvolti il Centro Sperimentale di Cinematografia, la Mostra del Cinema di Venezia, alcune cineteche europee, oltre ad altre istituzioni culturali che verranno coinvolte nei prossimi mesi. L’apertura del Museo potrà essere il momento più importante e prestigioso, anche per il valore che assume sui giovani e le future generazioni.

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