Isolamenti virtuali (cinema, fantasmi, pesci)

Visto da fuori lo scenario del nuovo “spettacolo cinematografico” sembra un pò una metafora dei nostri tempi: non più lo spettatore/massa, fermo verso la centralità del grande schermo nel buio della sala, ma invece un’open space luminoso, dove i corpi degli spettatori non sono più immobili ma ruotano su se stessi, quasi una “visione personalizzata”, dove ognuno può vagare con lo sguardo nella complessità dell’immagine. Non c’è più alcun contatto con l’altro (spettatore), siamo insieme ma soli.…

the desert

Tutti quello che senti è il suono dell’acqua

Tsai Ming-Liang

In una edizione della Mostra del Cinema di Venezia piuttosto rara di visioni eccentriche, minacciosamente arroccata dentro i confini di visioni fin troppo accondiscendenti con il “gusto medio” intellettuale di questi anni (che vorrà dire?, un autodafè della creatività?), lo spazio extra è stato riservato a quella Realtà Virtuale che viene ormai considerata qualcosa di più di una possibile sperimentazione, al punto che da quest’anno ha un vero e proprio Concorso che lo caratterizza. Scelta coraggiosa, questa di Barbera e co., che ha abbracciato la “modernità”, spazio alle piattaforme streaming + virtual reality, alla faccia della campagna anti-Netflix messa in atto dall’incanutita Cannes.

lazzarettoPoi però scopriamo che questa modernità viene incredibilmente “confinata” dentro un piccolo isolotto, quasi attaccato alla fettuccia lunga e stretta che chiamiamo Lido, il Lazzaretto Vecchio, orgogliosamente rivendicato dai veneziani come  il primo lazzaretto della storia (istituito dalla Repubblica di Venezia nel 1423) e oggi dopo adeguati interventi di restauro trasformato in un vero e proprio “Museo della Città”.

Da un lato Lazzaretto, dunque (“luogo di confinamento e d’isolamento per portatori di malattie contagiose“, scrive Wikipedia), dall’altro Museo, luogo di salvataggio e recupero di elementi della Storia della Cultura. Insomma un viaggio nel passato…

Insomma il futuro viene confinato in un isolotto raggiungibile in pochissimi minuti con una barca, rinchiuso dentro un Museo/Lazzaretto, sembra davvero una contraddizione clamorosa, eppure non nascondo che questa collocazione ai margini della Mostra, gli conferisce un’aura “antica”, come se questo futuro in realtà fosse un passato da preservare e non un qualcosa da attendere più o meno messianicamente…

virtual veneziaLo spazio della visione cambia, la modalità pure (il peso della “macchina che vede” è ancora esagerato e anacronistico, la qualità dell’immagine simile a un Betamax anni Ottanta, quanto al suono in cuffia neanche si avvicina alle potenzialità della qualità delle migliori sale cinematografiche di oggi…), per andarci dobbiamo oltrepassare un lembo di mare, togliere metaforicamente la “terra dai sotto ai piedi”, come per immergersi in una sorta di leggerezza della visione che invece si scontra con la fisicità pesante della macchina sul viso.

Nella lunga sala dal pavimento e dalle poltrone bianche, le postazioni sono vicine, ma non troppo, per dare a tutti la possibilità di girare di 360° su se stessi nell’esplorazione della visione. Visto da fuori lo scenario del nuovo “spettacolo cinematografico” sembra un pò una metafora dei nostri tempi: non più lo spettatore/massa, raggruppati tutti insieme in uno spazio verso un’unica direzione dello sguardo, verso la centralità del grande schermo nel buio della sala, ma invece un’open space luminoso, dove i corpi degli spettatori non sono più immobili ma ruotano su se stessi, quasi una “visione personalizzata”, dove ognuno può vagare con lo sguardo nella complessità dell’immagine. Non c’è più alcun contatto con l’altro (spettatore), siamo insieme ma soli.

Tsai Ming Liang nel suo The Deserted, non sembra molto interessato a questa complessità e conflitto tra passato e futuro, quanto piuttosto orientato a innestare il suo cinema di magnifici “quadri viventi” dentro un contenitore che, finalmente, gli permette di “muoversi senza muoversi”…

the-deserted-tsai-ming-liang-1-659x371Si, lo spazio è chiaramente fissato, come pure il nostro sguardo come fossimo su di un cavalletto, ma possiamo alzare lo sguardo in alto, in basso, e tutto attorno. E scoprire quello che c’è, forse, sempre stato, nel “fuori campo” del cinema di Tsai Ming Liang: ambienti devastati e affascinanti, pareti scrostate, buchi,  finestre senza vetri che lasciano vedere gli alberi e la natura ed entrare, un po’, la pioggia battente. Dentro, immancabilmente, i corpi. Corpi semi-statici, forse estatici, ma sempre dolorosamente immersi nel desiderio (dell’amore?).

I gesti sempre lenti e misurati, I corpi semi immobili, ma mai come questa volta il senso di vuoto e fissità del suo cinema che sembra sempre guardarci nel profondo, si immerge in un dolce, straniante, turbinio dei sensi, dove i corpi, immersi nell’acqua di una vasca o The-Deserted_Tsai-Ming-Liang_Venezia-74comunque attorniati dalle acque delle piogge, cercano come una “salvezza fisica”, provano a ritrovare quel contatto, forse perduto. E quel riso, dei due amanti fantasmatici sul letto, nella casa senza vetri e porte sperduta nella natura selvaggia, ci appare come un’incredibile resa incondizionata alla disperazione dei sensi.

Ma l’amore, in Tsai Ming Liang, è sempre un dolce fantasma, mentre la realtà è la malattia (del vivere). E all’uomo, abbandonato a se stesso, non resta che parlare con i pesci.

 

 

 

About Federico Chiacchiari

DIGIMON(DI) di Federico Chiacchiari Anime analogiche e corpi digitali? O il contrario? Cosa siamo (ormai) diventati in un mondo/comunicazione (in)finito, dove "tutto arriva (e si arriva dappertutto) senza che sia necessario andare da nessuna parte"? Viaggio nel nostro mondo/futuro, dove il cinema ci guarda, i mondi virtuali diventano vita quotidiana, il digitale si sostituisce al con/tatto, i nostri sguardi si perdono davanti ad innumerevoli schermi. Il cinema, lo specchio, l'altro da sé: cronache dal mondo cyberpunk, secolo 21.s
This entry was posted in DIGIMON(DI) di Federico Chiacchiari and tagged , , . Bookmark the permalink.

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *


*

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>