L’impossibilità di essere Fitzcarraldo

Se Fitzcarraldo oggi esistesse non troverebbe più nessun fiume oscuro da navigare, nessuna cupa foresta da attraversare con la tagliente impossibilità della lirica, nessuna barca da spostare oltre una montagna con la forza di centinaia di corpi anelanti il divino (perchè sì, il cinema esiste solo se ci sono corpi desideranti l’abisso, l’infinito, il divino).

Sul filo di un orizzonte che sfugge al controllo di ogni distanza mi fermo a riflettere sul movimento che il desiderio di realizzare un film genera. E’ un sentimento pungente, instabile, cfitzcarraldohe abbraccia fino a trasformarsi in una morsa, al cuore, alla gola, negli occhi: la forza della necessità ed il calore denso della passione, fiamme che bruciano quando l’incendio è ancora la proiezione futura di un fuoco che alimenta la geografia di un mondo che ancora non esiste e si allarga sempre più come una macchia d’olio su di una superficie liscia. Non c’è contenimento. L’idea, quando dentro vi arde un’urgenza sincera, è un seme fecondo che affonda le proprie radici nella terra sicura di un volo improvviso e lunghissimo e della cui traiettoria si ha già la certezza. Non ci sono dubbi. Non c’è caduta possibile. Il cinema puo’ irradiarsi immediatamente, anche dentro un’immagine unica o sotto la forza di un domino centrifugo. Il regista è così il lasciapassare di un mondo in costante espansione. L’occhio esplode e si ricompone in un fitto arcobaleno di colori, in un mosaico di linee perfettamente logico e fra le mani appare la complessa architettura di una storia: la storia che vuoi raccontare. E’ una sfida egoista inizialmente, ma netta ed onesta, tutta chiusa dentro la forma regolare di uno specchio dove gli abissi scompaiono in splendide vertigini di luce e l’incertezza crolla sotto la fermezza di un progetto che si schiude come un manto di fiori nella brina albeggiante. Senza esitazione, e con l’Screenshot 2017-08-28 12.07.50esattezza di una pelle levigata dal tempo. Su quella superficie però, dove si riflette la compassata perfezione di un riflesso, il gesto è solitario, univoco: è il lungo pellegrinaggio di un’idea legata al solo vincolo del suo assoluto creatore, ad un universo infinito ma esclusivo e personale. Fin qui il cinema è ancora distante, ancora stretto tra le maglie di un abbraccio inconsistente e la nebulosa di sogni disordinati, è “una risata perfetta” (C. Bukowski) in fondo al cielo lontano che avvampa. Sulla carta c’è solo il prolungamento di un sentimento tradotto in storia, in parole, in immagini mentali che posizionate una in fila all’altra danno sì un film, ma solo nella mente di chi lo sta pensando, di chi lo sta sentendo come una seconda pelle, come necessario asfalto del proprio cammino.

Dopo, nell’immediata caduta nel mondo reale, l’abisso, l’inesorabile frana, il feroce crollo verso il nulla, o “il tutto che è nulla” pensando a Pessoa: il film viene risucchiato nel gorgo della realtà, materiale, fisicamente inevitabile, alla ricerca di un’esistenza certa. Meraviglioso viaggio ma inesorabile lentissima sottrazione. Il tempo della meccanica trasformazione di una storia ad un film diventa così un circolare itinerario attorno alla perenne autodistruzione, il chirurgico annulamento delle vitali energie di un mondo nuovo, la dispersione di una luce nitida, l’inquinamento di una purezza originaria. In lotta con la costruzione della concretezza, con la grigia necessità della solida realtà, con la burocrazia del confronto, con l’estenuante artificiale presunzione di una finta dialettica, l’onestà della storia viene barattata per baratri di errori, per strati di cambiamenti, modifiche, alterazioni, fino a perdere, passo dopo passo, l’istintiva ingenuità della sincerità, la brutale verità dell’imperfezione, di una bellezza sbagliata ma autentica. Così è il cinema. Soprattutto oggi. Non una nobile battaglia con le altezze più impervie della grandezza, ma la brulicante mediocrità del patteggiamento, del compromesso stanco, della rinuncia passiva. Se Fitzcarraldo oggi esistesse non troverebbe più nessun fiume oscuro da navigare, nessuna cupa foresta da attraversare con la tagliente impossibilità della lirica, nessuna barca da spostare oltre una montagna con la forza di centinaia di corpi anelanti il divino (perchè sì, il cinema esiste solo se ci sono corpi desideranti l’abisso, l’infinito, il divino). Fitzcarraldo oggi starebbe inesorabilmente affogando nellFitzcarraldo-1a sua palafitta, divorato da paludi di sogni stanchi e storie di carta sbiadite ed erose dal tempo di fronte ad un mondo che frena la corsa e spegne l’ardore. Se il regista oggi sopravvive, se riesce a trascinarsi oltre l’ultima trincea e piantare la scolorita bandiera, sporca di fango e strappata, dentro l’ultimo pezzettino di terra di un orizzonte ormai stremato, allora puo’ darsi che un nuovo film possa ancora scorrere sullo schermo. Ma il regista ormai difficilmente avrà la forza di guardarlo. Sicuramente non ne ha per capire come dalla creatura iniziale si sia arrivati a quello che ora sta vedendo. Non si puo’ certo dire che non sia la storia che voleva raccontare, ma qualcosa non quadra nell’aritmetica di una passione bruciante, dell’emersione violenta che sembrò un tempo partorire l’onda della prima idea. E’ un movimento più modesto, più educato, senza voli improvvisi o fitte imprudenti, solo il delicato passaggio di una forma incolore, capace di non scomodare nessuno, sicuramente non il divino. A quello si è già rinunciato da tempo. Così oggi guardo quello che ancora rimane di questi fogli che scrivo Fitzcarraldo1_sourcee riscrivo senza sosta, come il costante smarrimento dentro un labirinto che si ripiega su stesso ed un film che si avvicina sempre più. E penso che potrei inevitabilmente soccombere dentro questo labirinto, diviso tra la meraviglia che vorrei lasciare nel mondo e l’abisso che ad esso potrebbe strapparmi. Ma anche questo credo significhi fare cinema. Sperando che di tutto questo fuoco resti un poco di verità in fondo a questo viaggio. Vero, Fitzcarraldo?

About Samuele Rossi

Appassionato da sempre al mondo della parola e dell’immagine, nel 2007 si laurea con onore in Discipline delle Arti e dello Spettacolo all’Università di Pisa e si diploma nel 2009 in Regia Cinematografca e Televisiva alla European Rosebud Film School a Roma. Nel 2014 conclude un programma di Sceneggiatura alla New York Film Academy ed è laureando in Filologia moderna alla Facoltà di Lettere, La Sapienza di Roma. Dopo aver lavorato come Assistente alla Regia, esordisce alla regia di lungometraggio nel 2011 con LA STRADA VERSO CASA, selezionato al Festval Internazionale del Cinema di Roma 2011 e alla Mostra internazionale del Cinema di San Paolo dello stesso anno. L'anno successivo fonda la società di Produzione Cinematografca Echivisivi con l’obietvo di creare un diverso modello produtvo. Nel 2014 esce il suo primo flm documentario LA MEMORIA DEGLI ULTIMI. Presentato in Anteprima al BIFEST 2014, ottiene un otmo riscontro di critca e di pubblico e viene distribuito con grande seguito in tuta Italia. Nel 2016 realizza il flm documentario evento INDRO. L'UOMO CHE SCRIVEVA SULL'ACQUA, prodoto sempre da Echivisivi in co-produzione con Alkermes e in collaborazione con Sky Arte. Atualmente è in produzione il suo nuovo flm documentario BIOGRAFIA DI UN AMORE (Prod. Echivisivi) e il suo nuovo flm di finzione GLASSBOY (Prod. Solaria Film, Echivisivi, WildArt Film). facebook: https://www.facebook.com/echivisivi twitter: https://twitter.com/SamueleRossiEV
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