MEMORIA A ROTTA DI COLLO

torri_gemelle_flickr_appSi parlerà di terrore, non di terrorismo. La parola “terrorismo” probabilmente non aiuta a capire gli eventi sanguinosi cui viene riferita. Come il terrorismo, anche il terrore è attuale: ma non si parlerà dell’attualità, solo di cronaca… Qualche volta bisogna cercare di sottrarsi al rumore, al rumore incessante delle notizie che ci arrivano da ogni parte. Per capire il presente bisogna imparare a guardarlo di sbieco. Oppure, ricorrendo ad una metafora diversa: bisogna imparare a guardare il presente a distanza, come se lo vedessimo attraverso un cannocchiale rovesciato. Alla fine l’attualità emergerà di nuovo, ma in un contesto diverso, inaspettato. Si parlerà, sia pure brevemente del presente, e perfino un poco del futuro. Ma ci si arriverà partendo da lontano, da fatti di terrore e non terroristici, partendo magari da un profumo, il profumo di colonia… Da tempo (diciamo dall’11 settembre 2001) nei commenti sugli attentati che si verificano, con sinistra frequenza, in varie parti del mondo, ricorre il nome di Hobbes, l’autore del Leviatano. Viviamo in un mondo in cui gli Stati minacciano il terrore, lo esercitano, talvolta lo subiscono. È il mondo di chi cerca di impadronirsi delle armi, venerabili e potenti, della religione, e di chi brandisce la religione come un’arma. Un mondo in cui giganteschi Leviatani si divincolano convulsamente o stanno acquattati aspettando. Un mondo simile a quello pensato e indagato da Hobbes. Ma qualcuno potrebbe sostenere che Hobbes ci aiuta a immaginare non solo il presente ma il futuro: un futuro remoto, non inevitabile, e tuttavia forse non impossibile. Supponiamo che la degradazione dell’ambiente aumenti fino a raggiungere livelli oggi impensabili. L’inquinamento di aria, acqua e terra finirebbe col minacciare la sopravvivenza di molte specie animali, compresa quella denominata Homo sapiens sapiens. A questo punto un controllo globale, capillare sul mondo e sui suoi abitanti diventerebbe inevitabile. La sopravvivenza del genere umano imporrebbe un patto simile a quello postulato da Hobbes: gli individui rinuncerebbero alle proprie libertà in favore di un super-Stato oppressivo, di un Leviatano infinitamente più potente di quelli passati. La catena sociale stringerebbe i mortali in un nodo ferreo, non più contro “l’empia natura” come scriveva Leopardi nella Ginestra, ma stavolta per soccorrere una natura fragile, guasta, vulnerata.
NEWS_171197Sui giornali internazionali la notizia che in Campidoglio sono stati celati da pannelli bianchi i nudi dei Musei Capitolini, in forma di rispetto alla cultura e alla sensibilità di Hassan Rohani, presidente dell’Iran. Proteste da Fratelli d’Italia – AN, Lega, Forza Italia. Palazzo Chigi apre un’indagine interna. I Radicali fanno notare: “A giugno dello scorso anno vennero coperti i manifesti della mostra di Tamara de Lempicka per la visita di Francesco”. E nel 2008 l’ex Cavaliere fece ritoccare un Tiepolo.
Un nuovo murales di Banksy è comparso sul muro dell’ambasciata francese a Londra, a Knightsbridge. Raffigura una giovane donna, ispirata al personaggio di Cosette di “Les Miserable” di Victor Hugo, con le lacrime agli occhi a causa dei gas lacrimogeni. Un’aperta critica all’uso dei gas lacrimogeni nel campo profughi conosciuto come “La giungla” vicino alla città di Calais. Nel disegno c’è anche la bomboletta di gas e alle spalle la bandiera francese. L’opera è stata coperta per ordine della polizia.
Mosul, Aleppo, Nimrud, Dur Sharrukin, Hatra e ora anche Palmira. Dove passa l’Isis, non avvengono solo efferati e truci crimini di massa contro le popolazioni civili, ma anche distruzioni di città millenarie dal valore archeologico inestimabile. La distruzione dei patrimoni dell’umanità riconosciuti dall’Unesco ha un fine molto preciso: quello di finanziare lo Stato islamico. Secondo l’Onu, la vendita dei reperti depredati dall’Isis costituirebbe una delle tre principali fonti di finanziamento insieme alla vendita del petrolio e dei riscatti a seguito dei rapimenti.
AFP_6X6PJ_MGTHUMB-INTERNACircondate, palpate, molestate e derubate la notte di Capodanno. A Colonia un migliaio di uomini ubriachi tra i 15 e i 39 anni e “di origini arabe o nordafricane” hanno aggredito decine di donne la notte di San Silvestro nei pressi del Duomo e della stazione dei treni. Il risultato: 90 donne che hanno denunciato furti e molestie, incluso uno stupro.
Principesse, eroine e sirenette hanno infatti una caratteristica in comune: in tutte le pellicole da Biancaneve a Frozen parlano meno dei loro colleghi maschi. E quelle di oggi (per esempio Anna ed Elsa di Frozen), parlano ancora meno di quelle del passato (per esempio Aurora in La bella addormentata nel bosco). Se nei primi film Disney si dava importanza soprattutto all’aspetto fisico, con principesse belle ma “incapaci”, negli ultimi anni le donne hanno acquisito personalità, abilità e capacità da far valere di fronte ai colleghi maschi. Lo dimostrano i complimenti rivolti alle femmine: mentre nei classici per il 55% riguardavano la bellezza e per per l’11% il carattere, oggi il rapporto si è invertito (22% apparenze, 40% abilità).
L’8 aprile 2005 ebbe luogo nella Neue Nationalgalerie a Berlino una performance di Vanessa Beecroft. Cento donne nude, con collant trasparenti, stavano in piedi immobili e indifferenti, esposte allo sguardo dei visitatori, che dopo aver atteso in una lunga fila, entravano a gruppi nel vasto salone al pianterreno del museo. La prima impressione di chi provava a osservare non solo le donne, ma anche i visitatori che, timidi e curiosi insieme, cominciavano a sbirciare quei corpi che, dopotutto, erano là per essere guardati e, dopo aver girato intorno, come in ricognizione, alle schiere quasi militarmente ostili delle ignude, si allontanavano imbarazzati, era quella di un non-luogo. Qualcosa che sarebbe potuto e, forse, dovuto accadere, non aveva avuto luogo… uomini nudi che osservavano corpi nudi: questa scena evoca irresistibilmente il rituale sadomasochista del potere. A non aver avuto luogo non era dunque la tortura: era piuttosto la semplice nudità. Proprio in quello spazio ampio e ben illuminato, dov’erano esposti cento corpi femminili di diversa età, razza e conformazione, che lo sguardo poteva esaminare ad agio e nei particolari, proprio là di nudità non sembrava esserci traccia. Una piena nudità si dà, forse, soltanto all’Inferno, nel corpo dei dannati irremissibilmente offerto agli eterni tormenti della giustizia divina. Non esiste, in questo senso, nel Cristianesimo una teologia della nudità, ma solo una teologia della veste.
buster-keaton-1Ad attraversare idealmente, ma perché no, anche materialmente, tutti questi set del “terrore”, salendo sempre più in alto e cadendo inesorabilmente sempre più in basso, Buster Keaton, che moriva 50 anni fa. L’ossimoro per eccellenza, il comico che non ride mai, catalizzatore e condensatore dell’arte e del terrore del Novecento. Un’esistenza epica, lavorando nel circo, girando anche filmetti, precursore del silenzio (vedi l’unica opera cinematografica di Samuel Beckett, Film o Due Marines e un generale…) e dei disastri, intento quasi a sottrarsi alla macchina da presa, fino a quando non resta terrorizzato dinanzi alla propria immagine riflessa nello specchio. Straccio dell’avanguardia, simbolo della condizione umana, scampato da piccolo a due uragani, salvato dopo una caduta dalle scale dal mago Houdini, che da allora lo battezzerà, appunto, Buster, flagello, demolitore. Negli occhi di Buster, c’è il terrore, più precisamente il travaglio dei nostri giorni, la perfetta trasposizione, nella nudità del suo incedere, della modernità, del drammatico, caotico, debordante, frastuono della contemporaneità. Se Chaplin è legato a modelli letterari del passato, alla cultura europea, ad un certo antropocentrismo visivo, Keaton rappresenta la selvaggia meccanicità del corpo, che appartiene totalmente al mondo delle immagini, ed anche al cinema… catastrofi, distruzioni, incidenti, inseguimenti, irruzioni violente, nascondimenti, oscuramenti, Buster Keaton, tra i più immensi artisti del secolo scorso, non conosce ostacoli, a rotta di collo. Silenzi d’autore, o tutto al più… “vive, in ogni tristezza, la più profonda tendenza al silenzio, e questo è infinitamente di più che incapacità o malavoglia di comunicare” (Walter Benjamin)… grazie!!!

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