No smoking Hollywood

good-night-and-good-luck-2Si fumano ancora troppe sigarette nei film. Secondo un recente report dell’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) il 44% dei film totali prodotti a Hollywood contengono scene in cui appare una sigaretta. Queste percentuali sono ancora più alte in Europa. In Germania 5 dei 6 film prodotti nel Paese ed entrati nella classifica dei più visti tra il 2010 e il 2013 avevano attori che fumavano. In Italia 4 su 4. La campagna #NoTabacco dell’Oms mette sul banco degli imputati produttori, sceneggiatori e registi. Si sa gli attori vengono subito dopo, e poi loro magari fumano anche fuori dallo schermo.

01_WHO_Smoke_Free_Movies_public_2016_01_15Quello che gli esperti dell’Oms sottolineano è il fattore emulativo generato dai film, se c’è un attore/attrice che si accende una sigaretta o ha con il vizio un rapporto intenso, appagante, ossessivo questa dinamica potrebbe indurre i giovani a provare o ad aumentare la propensione verso questa ‘cattiva’ abitudine. Un bel problema. Se poi la soluzione prospettata è quella di vietare ai minori le pellicole in cui si fuma o esibire un cartello di attenzione prima della proiezione. Ricordo ancora come negli anni ’80 si esibivano tranquillamente a favore di macchina da presa i pacchetti di sigarette per prendere una ‘bionda’. La pubblicità non guardava in faccia a nessuno, tanto meno ad una lastra ai polmoni.

Lasciamo da parte il passato. Nessuno può pensare di eliminare le sigarette (già fumate)smoke-650x250 da Bogart, Dean & co dai classici. O metterci un bollino rosso. Appartengono al nostro immaginario, alla memoria collettiva del cinema. Il difficile è creare una sceneggiatura auto-censurandosi su un vizio ancora così diffuso nel mondo. Magari con un bel ‘No smoking script’ sopra il lavoro. Costruire un personaggio già sapendo che non potrà fumare ma sicuramente potrà scolarsi litri di alcol o tubetti di pillole. Su questi eccessi devastanti tanto quando le sigarette l’Oms non ha detto nulla. Così le attese, i tic, i momenti clou di un scena dovranno essere concepiti senza inserirci dentro un personaggio che si accende una sigaretta. Vincerà il buon senso pensando a quanto quella scena potrà trasformare un ragazzino in una ciminiera? Vedremo.

mia wallace pulp fictionImputare ancora nel 2016 al cinema colpe così grandi appare davvero fuori tempo massimo. La lotta al fumo passa sicuramente anche attraverso campagne shock con le immagini dei danni delle sigarette impresse sui pacchetti. Ma demonizzare il cinema (un’ opera d’arte a tutti gli effetti anche se spesso ce lo fanno dimenticare) perché c’è un personaggio che fuma in una determinata situazione è voler circoscrivere la libertà di espressione e di riproduzione di ciò che ci circonda su cui si basa ogni tipo di linguaggio. Vorrebbe dire annientare in un attimo il ‘realismo ontologico’ su cui si fonda (per rievocare Andrè Bazin). Se dovessimo procedere con questo modello di formattazione del reale, escludendo ogni tipo di input pericoloso per la salute o in contrasto con i principi stabiliti da chi sa quale maggioranza, liquideremo in toto la stretta connessione tra realtà e immagine che ci porta a volere raccontare e a ad osservare le nostre ossessioni.

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