Scrivere: la scomparsa della Poetica

 Così, in assenza della Poetica, o di una poetica, le nostre sceneggiature sembrano affondare nelle secche di un’impossibile comprensione del gesto narrativo, e mi invitano, per non dimenticarlo mai, a riflettere su quanto sia importante a volte ripartire da zero, ammettere con umiltà uno stanco punto di non ritorno, un vicolo cieco intrapreso, i nostri limiti.labirinto-3d-thumb8768115

Scrivere un soggetto, una sceneggiatura, insomma qualcosa che sappia di drammaturgia e senso narrativo, è un lavoro di furiosi slanci creativi, ingorghi mentali ed infinite sabbie mobili. E’ come muoversi in un labirinto di specchi dove niente è mai come sembra e sicuramente il riflesso di qualcos’altro, nessuna scienza esatta, solo un passato di esistenze già sapientemente ben spese a capire i misteri della scrittura filmica, degli schemi che la devono sostenere, della struttura che ne possa garantire cause ed effetti. Ma è un congegno complesso da determinare ed impossibile da verificare, quindi si puo’ solo sperare e affidarsi ad una solida e irragionevole creatività, oltre che ad un prolungato e necessario studio.

Ero in biblioteca l’altro giorno (ci sono spesso in realtà ultimamente a nuotare tra le vasche di pagine e pagine bibliotecadi carta per dar forza ad una nuova sceneggiatura o alla ricerca di un’idea che emerga con più luce sulle altre). Per qualche strano incerto motivo lo studio di quei giorni mi ha condotto alla Poetica di Aristotele, perciò mi alzo e vado da una delle bibliotecarie (ormai il rapporto è amichevole, faccio apertura e chiusura con loro praticamente). Mi accoglie con il solito sorriso consapevole di un momento che le permetterà l’evasione dal consueto monotono flusso. La
Poetica di Aristotele è una sorta di pilastro indiscusso della letteratura mondiale di ogni tempo. E’ un po’ come se, cinematograficamente parlando, tra 10 secoli qualcuno chiedesse ad una impolverata videoteca di “Quarto potere” o “Ombre rosse”, i classici che devono irrimediabilmente far Aristotle_poeticsparte di un orizzonte culturale condiviso insomma. Sicuro io quindi di trovarla ed altrettanto lei sicura di averla, avvia la ricerca: sono due le copie presenti in biblioteca addirittura, una in critica letteraria l’altra in filosofia (perfetta collocazione, a definire il largo terreno di confine che il libro determina). Così con pigra tranquillità ci avviamo insieme nelle zone indicate. I nostri occhi vagano sullo scaffale di critica letteraria dove avrebbe dovuto trovarsi una delle due copie. Scorriamo i numeri della collocazione più e più volte,
ma niente, il numero viene inesorabilmente saltato per perdersi in un vuoto malinconicamente muto. Cerchiamo attorno, magari abbiamo a che fare con un errato posizionamento, ma niente, neanche portando lo sguardo oltre le barricate della critica letteraria ottocentesca, neanche prolungandosi fin dentro il teatro di Beckett o Pinter appare la copia. Nulla. Della prima copia della Poetica di Aristotele solo un’incomprensibile assenza. Passiamo con un minimo di sconcerto, ma ancora con una buona dose di tranquillità superstite, alla seconda zona, dove sappiamo trovarsi la seconda copia. Ci muoviamo su Socrate, planiamo su Platone e detoniamo i nostri occhi su Aristotele, vediamo la Metafisica (altro scorcio sul mondo senza cui è difficile vivere), le opere minori, ma della Poetica ancora un desolante silenzio. Anche la seconda copia è assente. Niente. Della Poetica non c’è traccia. La ricerca continua, anche negli elenchi dei testi in revisione o in prestito. Ma niente. Delle due copie, in qualsiasi elenco, su qualsiasi scaffale minimamente legato alle zone ragionevolmente utili per la nostra ricerca, neanche l’ombra, non un’indicazione, non una traccia in tutto l’intero edificio. Lei rimane con uno sguardo deluso, inconsciamente preoccupata di avermi deluso, io con un incerto stupore ed uno sguardo interrogativo. Le sorrido, cercando di stemperare il silenzio. La bibliotecaria mi abbandona ai miei studi e si avvia alla sua postazione senza risposta, con la riluttante espressione di chi non si spiega un’assenza imprevista o una domanda mal posta. Ed io non posso far altro che tornare al mio angolo e riprendere la mia scrittura, senza la Poetica e con un senso di faticosa solitudine.


Ora. Due sono le cose che ho pensato. La prima ha a che fare con il cinema. Perchè in questi anni, in questo ultimo decennio, dove la scrittura cinematografica, in una percentuale altissima, almeno in Italia, è diventata una sterile tecnica priva di modelli di riferimento o una superficiale sequenza di scene banali e prive di profondità (commedia o dramma che sia), la scomparsa della Poetica, testo sacro per chiunque voglia approcciarsi alla scrittura di qualsiasi testo, mi ha fatto sorridere. Potremmo stare ore a discutere sui nostri film e sui loro problemi, la maggiorparte dei quali cominciano proprio sulla carta, laddove nasce il primo colpo di cannone di una battaglia che puo’ separare un buon film da uno cattivo. Ma il punto è che il dibattito sarebbe lungo e complesso e a nulla servirebbe se non torniamo a porre l’attenzione sulle nostre radici, su qualcosa di solido che ci è già stato insegnato. Mi è sembrata quindi, questa misteriosa sparizione, una simpatica indicazione sui nostri tempi, a determinare un’assenza per cui le nostre parole, le nostra pagine, si ripetono stanche, senza geografie sensibili, prive di qualsiasi visione o strutturata coscienza di un modo di raccontare una storia, di creare un discorso narrativo, PROVA4una drammaturgia solida, per chi scrive ma soprattutto per chi leggerà, in primis per chi vedrà. Così, in assenza della Poetica, o di una poetica, le nostre sceneggiature sembrano affondare nelle secche di un’impossibile comprensione del gesto narrativo, e mi invitano, per non dimenticarlo mai, a riflettere su quanto sia importante a volte ripartire da zero, ammettere con umiltà uno stanco punto di non ritorno, un vicolo cieco intrapreso, i nostri limiti, e accettare l’idea di dover tornare indietro, guardare a chi ci ha saggiamente preceduto, mostrando di aver compreso pienamente i meccanismi di un fare, di un big bang artistico (poesia in greco vuole dire proprio “creazione”). Poi potremo anche tornare a tentare pazzesche sperimentazioni, incredibili ribaltamenti prospettici, consapevoli innovazioni drammaturgiche, ma avremo i piedi ben piantati su terra solida, già tracciata di solchi riconoscibili, ben dissodati, in febbrile attesa di una meravigliosa semina.

La seconda cosa invece che ho pensato ha a che fare invece con chi, probabilmente, ha deciso di sottrarre alla biblioteca la Poetica di Aristotele, o addirittura entrambe le copie. Non c’è dubbio che abbia inferto un duro colpo al mio pomeriggio di studio, e ancor meno che abbia infranto un tacito vincolo che riguarda, non solo la legge, ma anche un modo di vivere la cultura, di renderla fruibile e aperta a tutti. Ma questa cosa di un ragazzo o una ragazza, oppure un anziano cleptomane pensionato, che nel 2017 decidono di portare via la Poetica di Aristotele senza dire niente a nessuno per tenersela a casa, magari su qualche impolverato scaffale oppure sul proprio comodino, mi ha acceso un sorriso sul volto. Non so perchè, ma mi è parso qualcosa che possa farci ben sperare. Non dico certo che bisogna iniziare a sottrarre libri alle biblioteche, ma questa cosa mi è sembrata molto romantica, quasi utile. Un ragazzo che decide di portarsi via la Poetica, di ritenerla così importante da tenersela a casa per averla sempre con sè. Sicuramente sarò andato lungo con la fantasia, ma mi sono sembrate delle belle immagini, non posso negarlo. Mi sono perso così in qualche distratto pensiero mentre i miei occhi si spostavano nel cortile della biblioteca. La luce filtrava tra le nuvole opache di una primavera tardiva, il cielo era un frastagliato quadrato tra i tetti ed i flauti di una classe di musica al piano superiore mi proiettavano in una sorta di bucolico limbo privo di consistenza. E mi è venuto da pensare che magari quel ragazzo, o quella ragazza, con la propria Poetica sotto il braccio, con i piedi ben piantati su una verticale di sapere frutto di una lunga spina dorsale di sacrifici e sofferta elaborazione, dritti verso il cielo e curvi su un passato che sempre veglia su di noi, sapranno magari tra pochi anni tirar fuori un libro, o una sceneggiatura, diverse, nuovo, solido perchè ancorato ad un passato che ha già detto tutto, ma rivolto ad un futuro capace di guardare laddove non si era ancora mai guardato. Perchè a questo serve ciò che ci ha preceduto, a farci guardare meglio laddove nessuno ha mai guardato, partendo però da radici salde, a prova di tempesta. cultura-672x291Magari non lo faranno, magari non scriveranno un bel niente, ma rimarrà comunque dentro di loro la certezza di uno scavo lento e fecondo, la sicurezza di potersi aggrappare a qualcosa di certo quando scoppia la bufera, umana o creativa, ciò che la buona cultura garantisce sempre nella nostra indisciplinata pigrizia o dentro al cuore di tempi sfortunati. Così ho sorriso e mi sono messo il cuore tranquillo. Certo che qualcuno tornerà, prima o poi, a scrivere belle sceneggiature.

Buona Poetica quindi, se la trovate!

About Samuele Rossi

Appassionato da sempre al mondo della parola e dell’immagine, nel 2007 si laurea con onore in Discipline delle Arti e dello Spettacolo all’Università di Pisa e si diploma nel 2009 in Regia Cinematografca e Televisiva alla European Rosebud Film School a Roma. Nel 2014 conclude un programma di Sceneggiatura alla New York Film Academy ed è laureando in Filologia moderna alla Facoltà di Lettere, La Sapienza di Roma. Dopo aver lavorato come Assistente alla Regia, esordisce alla regia di lungometraggio nel 2011 con LA STRADA VERSO CASA, selezionato al Festval Internazionale del Cinema di Roma 2011 e alla Mostra internazionale del Cinema di San Paolo dello stesso anno. L'anno successivo fonda la società di Produzione Cinematografca Echivisivi con l’obietvo di creare un diverso modello produtvo. Nel 2014 esce il suo primo flm documentario LA MEMORIA DEGLI ULTIMI. Presentato in Anteprima al BIFEST 2014, ottiene un otmo riscontro di critca e di pubblico e viene distribuito con grande seguito in tuta Italia. Nel 2016 realizza il flm documentario evento INDRO. L'UOMO CHE SCRIVEVA SULL'ACQUA, prodoto sempre da Echivisivi in co-produzione con Alkermes e in collaborazione con Sky Arte. Atualmente è in produzione il suo nuovo flm documentario BIOGRAFIA DI UN AMORE (Prod. Echivisivi) e il suo nuovo flm di finzione GLASSBOY (Prod. Solaria Film, Echivisivi, WildArt Film). facebook: https://www.facebook.com/echivisivi twitter: https://twitter.com/SamueleRossiEV
This entry was posted in ISTANTANEE di Samuele Rossi and tagged , , , , , , , . Bookmark the permalink.