Supermercati senza file né casse, dischi che non si ascoltano…

Piccoli aggiornamenti sul digitale/analogico di questi tempi. Amazon Go, dove entriamo e portiamo via gli acquisti senza passare per le casse, e il fantastico ritorno del vinile, che supera persino i download…

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Amazon sta lanciando (dal 2017)  il suo supermercato “fisico”, Amazon Go, dove però non ci sono persone a servirci e alle quali poi pagare, tutto avviene in automatico, attraverso un’applicazione che attiviamo con lettore ottico all’entrata e a dei sensori che individuano cosa stiamo acquistando.

Il video promozionale è bello e forse anche un po’ inquietante…

No lines, no checkout (no seriously) recita il claim della campagna.  Ecco che il supermercato diventa il luogo dove il consumatore fa tutto da sè, automaticamente. Per ritrovare poi sul proprio dispositivo portatile tutte  le informazioni e la fattura degli acquisti. Niente fila, niente pagamento alla cassa, la tecnologia “vede” cosa acquistiamo e  inserisce queste informazioni direttamente nel modulo automatico di pagamento elettronico.  Niente più chiacchiere (inutili?, qualcuno sostiene il contrario…) alle file del supermercato dunque, nel mondo Amazon.  Un altro lavoro “sparisce”, gli umani si avviano a diventare sempre più solo consumatori…

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Contemporaneamente arriva la notizia (in verità un po’ forzata) che in Gran Bretagna il Vinile ha superato il download digitale, nella scorsa settimana. Il dato in effetti è quello:  il ricavato della vendita dei dischi è stato di  2,4 milioni di sterline, contro i 2,1 milioni di sterline generati dai download. Come segnala il sito Zeus news, però, se andiamo a considerare non il volume d’affari ma le singole vendite, gli MP3 si dimostrano ancora i più popolari: i download digitali sono stati 295.000, mentre gli album in vinile venduti 120.000. Inoltre la maggior parte dei giornali ha dimenticati di segnalare il grande boom della musica in streaming che ha spinto gran parte dei consumatori dal “possesso” all’uso del bene digitale.

Resta tuttavia notevole questo ritorno del vinile, meraviglioso oggetto vintage da regalare o regalarsi, e magari mettere in bella mostra nei propri scaffali e pareti. Pare infatti che circa il 7% di chi li acquista non abbia neanche il giradischi…

Ecco che l’oggetto non è più (solo) la musica, ma il suo contenitore in sé. Con la sparizione dell’oggetto musicale, era venuto  meno da un lato il piacere dello sguardo, la bellezza delle copertine degli LP, dall’altra quella del tatto. Se la musica con il digitale “ridiventa” totalmente un’esperienza dell’apparato dell’udito, ecco che il vinile la riporta dentro una dimensione più corporea, più totalmente “ludica”, che seduce anche gli altri sensi.

Insomma sempre più stiamo andando verso un viaggio continuo di andata e ritorno (al futuro)…

I lavori spariscono, gran parte dei nostri acquisti passano attraverso canali totalmente automatizzati in esperienze digitali, saltando il “venditore in carne e ossa”, riposizionandoci in un rapporto ormai diretto ed esclusivo con “la macchina”. Contemporaneamente emerge sempre più forte un desiderio “nostalgico” del passato, della “materia di un tempo”, che ci riporta agli antichi odori (e sapori e colori) attraverso oggetti che credevamo ormai definitivamente scomparsi.

Il digitale e il vintage vanno ormai a braccetto, trasformandoci sempre più in corpi desideranti che rendono sempre più rapida e automatica l’esperienza dell’acquisto, ma che al contempo, chissà forse per sentirci ancora “umani”, cerchiamo nella fisicità dell’oggetto vintage una materialità di tipo nuovo, ricercata e non “necessaria”, in vecchie tecnologie che ci appaiono, oggi, cosi incredibilmente (illusoriamente) umane.

 

This entry was posted in DIGIMON(DI) di Federico Chiacchiari and tagged , , . Bookmark the permalink.