Zattere: un modo di camminare nel mondo

Perchè di mestiere faccio il regista, mestiere meraviglioso e bastardo che frammenta l’espressione artistica, per natura individuale, in una logica collettiva che ne amplifica le possibilità e il valore, ma ne frustra le intenzioni. Ma di vocazione però cerco storie, o almeno è quello che mi sembra di aver sempre fatto, in qualsiasi forma, in qualsiasi modo, forse rendendo anche la mia vita stessa una storia, facendo in modo che abbia senso e valore raccontarla. Ecco così che questa apparente scissione è finita per diventare un dialogo costante tra due irrimediabili infiniti: guardare e raccontare, cinema e scrittura quindi. Ed è sulla sottile linea di confine che separa e unisce al contempo queste due inclinazioni dell’anima che sta il mio punto di osservazione.
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Questo spazio nasce sul filo di una resa dei conti personale, dalla necessità di capire meglio il mondo che ci scivola addosso incurante – è veramente importante farlo? – e dalla percezione di una fame collettiva e trasversale di voci che possano frenare, e forse salvare, qualcosa di quell’inarrestabile flusso in cui si è trasformato il nostro tempo, finendo per assomigliare forse più ad un inevitabile naufragio che ad un naturale movimento dell’esistente. Intendiamoci, ognuno puo’ farlo a suo modo – forse addirittura non farlo. Io però di modi ne conosco due: la parola nella sua forma scritta e l’immagine nel suo farsi cinema. In questo modo, con queste pagine sospese nell’aria, cerco di avvicinare due terre che forse poi tanto distanti non sono.

Vediamo come e se è possibile.

Il punto è che questo mondo, così per come lo stiamo vivendo, non solo ha finito per confermare che un senso rimane inafferrabile e nascosto in qualche pertugio sepolto dal quale si puo’ uscire, se va bene, con un “nulla d’inesauribile segreto” (G. Ungaretti), ma si è anche rivelato compromesso nelle rarissime strade di accesso ad un modo di guardare alla vita, che se prima poteva anche funzionare e renderci prossimi a qualche nodo irrisolto dell’esistenza, ora ci lascia nudi e impotenti di fronte al difficile compito di trovare nuove modalità di relazionarci con il labirinto che quotidianamente ci troviamo a vivere fuori e dentro di noi. Tutto è mutato sotto i colpi di un incessante progresso che ha posto qualsiasi categoria di giudizio attraverso cui eravamo abituati a considerare il mondo nella posizione di non essere più sufficiente a spiegarlo, a riconsegnarcelo in una forma comprensibile. “Se lo scambio tra la realtà e i suoi significati è oggi impossibile” (J. Baudrillard), oggi viviamo una società dell’incertezza che non solo ha modificato la superficie delle cose, ma ne ha irrimediabilmente alterato i presupposti, l’anima che le sottende, un modo di afferrarle. Z. Bauman, pace all’anima sua, parlava anni fa di “società sotto assedio”, e difficilmente potremmo trovare una definizione migliore per questa sgretolata pangea in movimento, ormai rotta in infiniti pezzi di un mosaico che non trovano più possibilità di ricomporsi in un profilo unitario e della quale facciamo ormai perfino fatica a distinguerne la crisi.

Ecco la realtà che ritorna ad essere solo e soltanto flusso, e quindi inesorabile materiale liquido cui nessuna pretesa di atteggiamento razionale puo’ davvero offrire una spiegazione definitiva alla quale appellarsi per evitare che i nostri passi nel mondo siano solo un’avanzata sull’orlo della sparizione. Per questo diventa forse ancor più fondamentale decidere di accogliere la pazza sfida dell’esistenza. Come?

Ognuno, appunto, lo fa a suo modo. A me viene in mente questo fatto della scrittura e/o del cinema, che per me sono un po’ la stessa cosa. Perchè di mestiere faccio il regista, mestiere meraviglioso e bastardo che frammenta l’espressione artistica, per natura individuale, in una logica collettiva che ne amplifica le possibilità e il valore, ma ne frustra le intenzioni. Ma di vocazione però cerco storie, o almeno è quello che mi sembra di aver sempre fatto, in qualsiasi forma, in qualsiasi modo, forse rendendo anche la mia vita stessa una storia, facendo in modo che abbia senso e valore raccontarla. Ecco così che questa apparente scissione è finita per diventare un dialogo costante tra due irrimediabili infiniti: guardare e raccontare, cinema e scrittura quindi. Ed è sulla sottile linea di confine che separa e unisce al contempo queste due inclinazioni dell’anima che sta il mio punto di osservazione, in ascolto e pronto a bloccare, se possibile, nel cuore di questa corsa dentro e contro il tempo, quei sussulti dell’esistenza che non potendo ormai più portare con loro tutto il senso del mondo, forse ne raccolgono ancora eco disperse, funzionando da cassa di risonanza di un logos che era un tempo voce risolta e compiuta, e ora è dissolta nei mille sussurri che percorrono l’esistenza dandoci l’illusione che non tutto di quello che viviamo sia vano, o senza ragione.

Per questo mi è risuonata familiare, utile se non addirittura attuale, questo fatto dell’istantanea, che è il nome di questo viaggio in forma scritta, di un movimento fermo e deciso che risucchia il tempo a ritroso, obbligandolo ad una sospensione immobile, fermandone l’eterna circolarità e isolando un momento singolo nel tempo, come si fa con un dettaglio importante, come un evento che si stacca dall’indistinto e si rende salvifico come una zattera sulla superficie inafferrabile dell’esistenza. Questa sarà la sfida, o il fragile tentativo, di queste pagine: sospensione e fissità come habitat necessario, come una forma di resistenza al tempo che tutto divora, trasformandolo, rendendolo memoria e lasciandolo galleggiare sulla superficie del mondo in attesa di mani disponibili a raccoglierlo. Perchè forse raccontare una storia o fare cinema è in fondo la stessa cosa. E queste parole non saranno che un modo non tanto diverso di appuntarsi quello che resta di un mondo in fuga, accogliendolo nello spazio partigiano di una memoria necessaria.

E chissà che alla fine di questa incerta cavalcata non potremo trovarci tra le mani sufficienti attimi strappati all’irreversibile panta rei da tracciare qualcosa di più che un’irrisolta sensazione, magari una distesa di zattere tanto lunga da assomigliare ad un sentiero di significati sopra il mare scuro e vischioso del mondo, oppure forse solo un insieme sghembo di tavolacce faticosamente aggrappate alle onde. Questo ancora non lo so. Difficile dire cosa riuscirò a tenere insieme e dove questo saltare, e guardare, e raccontare scrivendo, potranno portare, ma inutile sembra non essere. Se non altro avremo un posto sicuro dove asciugarsi al sole in caso di bisogno. Perchè in definitiva, come ci ricorda A. Tabucchi, “cos’è una vita, e quindi anche il mondo, se non vengono raccontati? E questo vogliono essere queste pagine virtuali pronte a galleggiare ogni settimana sulla superficie mutevole del web.

Si comincia quindi dalla prossima: primo salto sopra il mare del mondo alla ricerca di una zattera su cui atterrare e di un’immagine da rubare al tempo che possa dirci qualcosa in più di quello che attraversiamo e del suo modo, volendo, di farsi racconto.

About Samuele Rossi

Appassionato da sempre al mondo della parola e dell’immagine, nel 2007 si laurea con onore in Discipline delle Arti e dello Spettacolo all’Università di Pisa e si diploma nel 2009 in Regia Cinematografca e Televisiva alla European Rosebud Film School a Roma. Nel 2014 conclude un programma di Sceneggiatura alla New York Film Academy ed è laureando in Filologia moderna alla Facoltà di Lettere, La Sapienza di Roma. Dopo aver lavorato come Assistente alla Regia, esordisce alla regia di lungometraggio nel 2011 con LA STRADA VERSO CASA, selezionato al Festval Internazionale del Cinema di Roma 2011 e alla Mostra internazionale del Cinema di San Paolo dello stesso anno. L'anno successivo fonda la società di Produzione Cinematografca Echivisivi con l’obietvo di creare un diverso modello produtvo. Nel 2014 esce il suo primo flm documentario LA MEMORIA DEGLI ULTIMI. Presentato in Anteprima al BIFEST 2014, ottiene un otmo riscontro di critca e di pubblico e viene distribuito con grande seguito in tuta Italia. Nel 2016 realizza il flm documentario evento INDRO. L'UOMO CHE SCRIVEVA SULL'ACQUA, prodoto sempre da Echivisivi in co-produzione con Alkermes e in collaborazione con Sky Arte. Atualmente è in produzione il suo nuovo flm documentario BIOGRAFIA DI UN AMORE (Prod. Echivisivi) e il suo nuovo flm di finzione GLASSBOY (Prod. Solaria Film, Echivisivi, WildArt Film). facebook: https://www.facebook.com/echivisivi twitter: https://twitter.com/SamueleRossiEV
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